domenica 15 febbraio 2015

Stupro a Rende e riflessioni su slut-shaming e victim blaming

Rende, provincia di Cosenza: una donna denuncia uno stupro. Non appena diffusa la notizia, come sempre, la vox populi promuove processi sommari nei confronti della donna che denuncia. Il Centro antiviolenza Roberta Lanzino è intitolato a un'altra donna vittima di violenza maschile, e intorno a cui ruota un processo simbolo, davvero emblematico.
E dalla vicenda di Rende prende spunto per parlare di un fenomeno frequente.
Quello per cui, in caso di stupro, l'imputato non è (o non è solo) lui - l'accusato del fatto; ma ancor prima l’imputata è lei.
Al microscopio vanno dunque i suoi lati sospetti, le sue abitudini, il suo modo di vestire (in questo caso: di origini russe… era ubriaca.. ecc).
Copioni che si ripetono! e in nome di giusti principi… è giusto che i bravi ragazzi siano trascinati nel fango da donne bugiarde?
E così, chiedendo a gran voce (e a ragione) che, riguardo al presunto colpevole, non si sbatta “il mostro” in prima pagina, ma si attenda l’esito del processo, in genere molti il verdetto nei confronti della ragazza lo pronunciano senza indugi ed è: colpevole.
Nel caso di Rende, come sempre, il giovane accusato dice: "si, sono stato con lei ma senza abusarne". Purtroppo per lui, le telecamere però l'hanno ripreso mentre si infila furtivamente nel portone, immobilizza la ragazza e la violenta (e che sia stata violenza lo dimostra anche il referto medico delle lesioni), e infine addirittura si pulisce con la sua sciarpa. E infine l'indiziato immortalato in queste immagini, il bravo ragazzo falsamente accusato dalla solita troietta che si sbronza, ci sta e poi si pente e ti rovina la vita, risulta avere legami non rassicuranti con la 'ndrangheta.
Déjà vu che continuano a ritornare.. riportandoci alla memorabile lezione di "processo per stupro":


La vittimizzazione secondaria si basa su meccanismi che si chiamano slut-shaming e victim blaming) ed è una dinamica sociale che si ripete ancora troppo spesso. Una sorta di lapidazione collettiva nei confronti delle donne che denunciano violenze, perché le parole possono essere pietre, lo sappiamo - quindi è necessario non sorvolare. “Se per affermare la colpevolezza dell’uomo aspettiamo che il processo abbia luogo e si analizzino fatti e prove, la colpevolezza di lei – dicono le donne dell’associazione Roberta Lanzino - è già decisa dalla voce maggioritaria dell’opinione pubblica, avvalorata di solito dalla (presunta) evidenza dell’immoralità di lei, della sua faciloneria, della minigonna troppo corta, del tasso alcolico troppo elevato, dell’accento troppo straniero, del borsellino troppo vuoto, finanche della bellezza non proprio evidente (leggi; è anche brutta chi mai la toccherebbe. E se così fosse, dovrebbe ringraziare per le attenzioni).
Il tutto contrapposto alla solida moralità e irreprensibilità di quel caro bravo ragazzo. A meno che, talvolta, non abbia anche egli un accento troppo straniero e un borsellino troppo vuoto”.




La violenza contro le donne è un fenomeno strutturale trasversale ed  è una violazione dei diritti umani. Eppure nella coscienza collettiva non matura quel cambiamento che possa far abbandonare i pregiudizi nei confronti di tutte coloro che la denunciano e la rivelano.

Nessun commento:

Posta un commento