martedì 7 ottobre 2014

WWW: what women want? cosa vogliono le donne, iniziamo a dirlo dalla Calabria

In Calabria le donne non intendono aspettare passivamente le prossime elezioni regionali: per iniziativa di Maria Stella Ciarletta, da 8 anni consigliera regionale di parità, si è collegato in rete un nuovo movimento femminile per confrontarsi fra donne e fare nuove proposte politiche.
Che il 1 ottobre si è manifestato in un incontro denso di partecipazione ed energia.
La nostra è una vera e propria assemblea partecipata, con una coordinatrice dei lavori della riunione plenaria (Raffaella Rinaldis direttora di FimminaTv), che ha l'obiettivo di fare proposte sul futuro delle politiche calabresi, non soltanto per quanto riguarda le donne direttamente, ma anche per tutte le politiche del territorio, ad esempio sull’ambiente, turismo, cultura e di proporlo al futuro governo regionale.

La Calabria, come la Puglia e molte altre regioni, ha già subito grotteschi affossamenti della doppia preferenza: ha riformato due volte la Riforma elettorale, nel 2009 e nel 2014, e il consiglio regionale che è andato ad approvare le riforme è composto tutto da consiglieri uomini che, in entrambe le occasioni, hanno provveduto prontamente a bocciarla. Nell’ultima occasione, oltre settemila firme di cittadine e cittadini calabresi ne chiedevano l’introduzione, ma contro la paura maschile di perdere le poltrone niente ha potuto la società civile. Dice Maria Stella Ciarletta: questa bocciatura ha determinato in noi la volontà di unirci per la questione della rappresentanza femminile all’interno degli organismi elettivi per la prossima tornata elettore regionale. Ma riguarda anche le giunte locali, perché recentemente l’ufficio da me presidiato ha avviato tutti i ricorsi per i comuni che non rispettano la presenza paritetica di uomini e donne nella giunta locale. Quindi la rappresentanza è una questione che riguarda trasversalmente tutte le donne in Calabria. Il rischio altissimo è che ci sia nuovamente un consiglio regionale composto esclusivamente di rappresentanti di un solo genere.

La mia lettura personale, che non è quella del movimento, è che ci sia uno scollamento tra le rappresentanze istituzionali dei partiti e delle figure istituzionali del consiglio regionale, e la società civile, cioè camminano a velocità diverse. L’esempio che ha fatto della Ministra Lanzetta, che al di la di tutto è una donna che crede nella rete delle donne e che crede in questo movimento, che lo anima, anche se non può partecipare per motivi istituzionali. L’esempio di Maria Carmela, dicevo, calza a pennello, perché a lei il riconoscimento arriva dal Presidente del Consiglio dei Ministri, cioè da Renzi, cioè da un soggetto terzo rispetto al territorio calabrese, arriva in un momento in cui su un territorio si valorizzano poco invece le donne impegnate in politica. Dall’interno si fa difficoltà e lo dico al di la dell’appartenenza politica. C’è una maggiore resistenza a valorizzare e a cogliere l’opportunità in questo momento di scommettere sulle donne. Siamo un movimento femminile che non ha partiti di riferimento. Secondo noi oggi è più forte l’idea del movimento. L’intuizione su come avviarlo è venuta insieme a Bianca Rende, Mariarosalba Bernaudo e Alba Mazzotta. In questo momento storico parlare alle donne in Calabria all’interno di un partito diventava poco credibile: proprio per la resistenza dal mondo politico istituzionale che ha avuto la reazione di un allontanamento delle donne dalla politica. In questo gruppo, più forte dell’appartenenza politica è l’identità di genere, comune a tutte per aver lavorato negli ultimi vent’anni sui temi femminili dall’inclusione sociale, alla disabilità, alla violenza contro le donne.

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